Max Collini, Arturo Bertoldi, Pippo Civati: Storie di antifascismo senza retorica

Max Collini, Arturo Bertoldi, Pippo Civati: Storie di antifascismo senza retorica

Quando un anno e mezzo fa ho iniziato a immaginare lo spettacolo Storie di Antifascismo senza retorica non avrei potuto prevedere che l’argomento sarebbe diventato nel giro di pochi mesi uno dei principali temi di cronaca politica e sociale.

Era il 2022 e il governo di destra appena entrato in carica stava discutendo del più grave problema di ordine pubblico “mai affrontato da tempo” secondo loro: i rave. Sembrava una barzelletta, come tante altre che la politica italiana ci ha propinato per decenni, ma il problema è che piano piano e poi sempre più velocemente la faccenda ha ampiamente superato gli aspetti surreali per diventare terribilmente seria, molto più seria del provvedimento, pietoso e demagogico, sui rave appunto.

Nella primavera del 2023, quando proponevo le date per il mio monologo senza retorica, c’era sempre qualcuno che rispondeva: “ancora con l’Antifascismo? Che noia...”. Non erano solo persone “né di destra né di sinistra” (quindi di destra), ma anche sinceri democratici e operatori culturali insospettabili. Insomma, il tema aveva fatto il suo tempo e l’attenzione si dimostrava residuale.

Tuttavia tra il 25 aprile del 2023 e il 25 aprile del 2024 abbiamo dovuto renderci conto, almeno nel campo largo e mal zappato del centrosinistra, che la cultura politica della destra italiana è finita in mano a un post-fascismo revisionista dilagante che cerca di imporre una nuova egemonia culturale a scapito di ogni ragionevolezza, compresa quella costituzionale. Omissioni, censure, minimizzazioni e silenzi complici hanno portato allo scoperto ciò che questa cultura è davvero.

Mentre continuava il tour mi sono accorto, spettacolo dopo spettacolo, che le persone che venivano ad assistere alle rappresentazioni erano sempre più smarrite, incredule e, in alcuni casi, in preda alla sindrome della “rana bollita”. E’ quel fenomeno per cui se si immerge una rana nell’acqua fredda di una pentola e poi la si porta lentamente ad ebollizione l’animale si lascia cuocere invece di reagire e saltare fuori dal recipiente.

Non saprei dire se queste storie, scritte assieme ad Arturo Bertoldi, rappresentino nel loro piccolo un pezzetto degli anticorpi necessari a non restare in quella pentola troppo tempo, ma credo semplicemente che ognuno di noi possa fare la sua parte: al bar, al centro commerciale, su un palco, in ufficio, a scuola, in fabbrica, a un corteo, sui social.

Probabilmente è per questo motivo che a un certo punto i testi di questo spettacolo sono diventati un libro, anch’esso intitolato Storie di Antifascismo senza retorica e pubblicato da People, la casa editrice fondata da Pippo Civati. Nel libro ci sono finiti, oltre a tutti i testi del monologo che porto in giro, anche tanti altri materiali e diverse altre storie che nelle rappresentazioni teatrali non hanno trovato posto. Lavorare sui contenuti in questa veste letteraria ha svelato a me e ad Arturo un mondo nuovo fatto di studenti, insegnanti, lettori casuali, operatori culturali e semplici curiosi, magari attirati dalla formula “senza retorica”, formula che si è rivelata più fortunata di quanto potessimo aspettarci.

Alle tante presentazioni del libro tenute in tutta Italia fino ad ora si sono presentate sempre decine di persone, a volte centinaia e ne siamo rimasti sorpresi per primi proprio noi due, quelli che lo hanno scritto. Nei ventitré racconti che compongono le nostre “Storie di Antifascismo senza retorica” albergano infatti pochi eroismi e molte vicende minime, dure, tenere, ironiche, personali, divertenti, drammatiche.

Non c’è un registro prevalente quindi, ma solo la voglia di raccontare cosa è stato quel periodo storico nella vita reale delle persone “normali” e come ha condizionato la vita reale di quelle persone e di quelle venute dopo la Liberazione per arrivare fino ai giorni nostri. Perché se è vero che il fascismo storicamente inteso è finito nel 1945 è altrettanto vero che i fascisti sono ancora qui, nonostante questi cent’anni di solitudine. Tra tutti i racconti del libro ne vorrei citare uno in particolare, scritto da Arturo Bertoldi. Si tratta di “Ida e Augusta”, due donne tedesche che vennero a vivere sull’Appennino reggiano perché sposarono due uomini del piccolo paese di Gombio.

Arrivata la guerra e i conseguenti rastrellamenti, coordinati da nazisti e fascisti, Ida e Augusta si ritrovarono davanti un battaglione tedesco il cui comandante voleva radere al suolo il loro borgo e mettere al muro tutti gli abitanti. Furono le due donne, grazie ad una frittata e a molta capacità di dialogo, a convincere nella loro lingua madre i tedeschi ad andarsene. Lo fecero dopo pranzo, con la pancia piena e senza ammazzare nessuno, forse perché “… a volte basta la voce di una donna per fare ricordare nessuno è nato carnefice e che nelle vite di ognuno di noi c’è stato un sorriso o una gentilezza. Un momento in cui ci siamo sentiti migliori di quello che siamo diventati: un momento per una speranza. O per una frittata”.

Caratteristiche dell'evento

Inizio evento Lunedì, 06 Luglio 2026, 21:00 - 22:15
Posti Illimitato
Costo per persona Evento gratuito
Luogo Officina delle idee